Sullo Salto, partendo dall'albergo Stella Alpina verso Lavenna (sentiero E5) troverete 12 leggende, raccontando di San Genesio e dintorni. Le leggendesono state realizzate dai 132 scolari della scuola elementare di San Genesio.
La zangola
Un sarto si trovava presso un maso da una contadina che stava battendo il burro. Mentre lei batteva di buona lena, le uscivano ripetutamente queste parole dalle labbra: “Non meno di trenta, non meno di trenta.” Il sarto si meravigliò molto di ciò, ma non volle domandare niente, per non farsi vedere curioso. Quando la contadina tirò fuori il burro dalla zangola, c’erano proprio trenta libre di burro. Il sarto possedeva un pezzo di prato sufficiente per nutrire una mucca. Quando il suo lavoro presso il maso era finito, prese di nascosto la zangola e se la portò a casa. Là incominciò a battere il burro dicendo: ”Non meno di trenta.” Anche lui fu subito accontentato.
Dopo alcuni giorni, mentre nel tardo pomeriggio, lui era intento a sbattere il burro con energia, un vecchio vestito in modo strano lo salutò amichevolmente, prese un piccolo libro dalla tasca e glielo diede con queste parole: ”Scrivi il tuo nome se vuoi ricevere anche tu trenta libre di burro!” Il sarto sfogliò il libretto e vide che tra i nomi scritti c’era anche quello della contadina, alla quale lui aveva rubato la zangola. Ebbe il sospetto che ci fosse sotto qualcosa e così non firmò. Lo straniero insistette, ma il sarto si rifiutò di firmare. Lo straniero si arrabbiò, bestemmiò, pestò per terra con forza ed uscì rumorosamente dalla casa. Non poteva essere altro che un diavolo. Da quel momento erano spariti i poteri della zangola. Siccome il sarto non si era fatto convincere dal diavolo, la sua anima fu salva.
La cittá sprofondata
Sui campi di Lavena si vede un avvallamento paludoso.
Si racconta che anni fa lì c’era una grande e potentissima città.
I contadini ricchi conducevano una vita molto sacrilega e non conoscevano limiti.
Questo non poteva andare bene. Un giorno si aprí un grande buco e la città sprofondó con uomini e case.
Gli uccelli decidono il cantiere
Non lontano dal posto dove oggi si trova la chiesa di San Genesio si trova il maso “Thurner“. Là si vede ancora oggi su una roccia una vecchia torre.
Su questa roccia si volevano costruire originariamente la chiesa e la torre. Durante gli scavi per le fondamenta ci fu il primo ferito. Anche durante la costruzione dei muri e l’abbattimento delle travi ci furono in continuazione feriti. Dopo ogni disgrazia gli uccelli del cielo raccoglievano piccoli sassolini e bastoncini di legno spruzzati di sangue e li portavano sulla collina che si trovava sotto di loro. Finalmente gli uomini capirono che questo era un segno di Dio e che avevano scelto il posto sbagliato per la costruzione della chiesa.
Loro seguirono l’ammonimento di Dio e cominciarono a costruire là sotto la chiesa. Da quel giorno anche le disgrazie finirono.
Lo spirito ricompensato
Nei tempi antichi viveva ad Avigna presso il contadino N. uno spirito buono, che serviva il contadino con consigli ed opere.
Quando c’era da fare qualche lavoro in casa o nei campi, lo spirito durante la notte preparava gli attrezzi. Se si dovevano falciare i campi, lo spirito affilava la falce, se si doveva arare lui gli preparava l’aratro. Mentre lui lavorava si sentivano spesso rumori. A volte allestiva anche un carro. Una volta, in una fredda e tempestosa notte di ottobre, mentre lo spirito stava lavorando per preparare gli attrezzi per il giorno seguente, il contadino pensò: ”Domani viene il sarto a domicilio e io voglio far fare per lo spirito un mantello di loden.” Detto, fatto. Il contadino fece fare il mantello e lo diede allo spirito la notte seguente dicendo queste parole: ”Guarda, qua hai un caldo mantello per l’inverno.”
Lo spirito lo prese e si allontanò per i campi dicendo: ”Da qui per sempre io devo andar, stammi bene e non mi scordar.”
Il castello - Greifenstein
Da dove viene il nome del castello?
Nei tempi antichi i cavalieri tenevano nel castello un uccello predatore.
La bestia aveva le ali così grandi che coprivano un campo intero e aveva delle unghie più dure del ferro e dell’acciaio. Con il suo becco piegava grosse stanghe di ferro come se fossero fuscelli.
Questo uccello selvaggio fu ammaestrato da un cavaliere, che viveva nel castello, per commettere rapine. Appena si vedeva nella valle un carrettiere con la sua carretta, il cavaliere lanciava l’uccello dal castello nella valle e questo afferrava con le sue unghie gigantesche cavallo e carretta e portava tutto il suo bottino su nel castello. Del carrettiere poi si perdeva ogni traccia.
Da allora quel castello fu chiamato castello Greifenstein.
La fata innamorata di Maier di Cologna
A Cologna presso Bolzano una fata si innamorò del giovane contadino Maier e diventò sua moglie. Tutti e due si amavano in modo tenero ed erano molto felici insieme. La fata era fiera di essere soprannominata la contadina Maier. Lei aveva portato la benedizione nel maso, la raccolta era stata molto ricca e il bestiame era cresciuto molto bene. Lei ebbe anche dei bambini e fu per loro una mamma molto affettuosa.
Il contadino insisteva però per conoscere il nome di sua moglie. Lei cercò di non parlare di ciò e gli disse che se avesse saputo il suo nome, lei se ne sarebbe andata via per sempre. Il contadino rise per questa superstizione.
Finalmente lei cedette all’insistenza di suo marito e disse il suo nome. Incominciò a piangere e nello stesso momento dovette ritornare per sempre nel regno delle fate. Solo alla domenica e nei giorni festivi la fata poteva ritornare presso il maso Maier. Lei lavava, pettinava e accarezzava i suoi bambini, però non era visibile a nessuno, neanche a suo marito che era lì presente e che l’amava teneramente.
Il drago del Castelo Rafenstein
Il sentiero della Val Sarentina prima passava attraverso il Tschögglberg. Una volta un corriere di Sarentino camminava sul sentiero.
Mentre lui riposava ai piedi del castello di Rafenstein, scorse una bellissima donna. Lei lo salutò gentilmente e disse: “Tu puoi fare la tua e la mia fortuna, se torni domani a mezzanotte. Io apparirò nelle vesti di un drago. Se tu non avrai paura e mi abbraccerai tre volte io sarò salva e il castello con tutti i suoi tesori saranno tuoi.”
Questa apparizione non usciva più dalla testa del corriere. Lui bussò alla porta del Convento dei Francescani e cercò un Padre devoto per un consiglio. Il Padre gli disse di trovarsi all’ora stabilita al castello per salvare la ragazza. Per proteggersi contro i cattivi spiriti il Padre gli diede un piccolo crocifisso benedetto. Il giorno dopo il ragazzo di Sarentino salì al castello. Pregando aspettò la mezzanotte. Appena l’orologio del campanile di Bolzano suonò le dodici, risuonò nel castello uno spaventoso frastuono. Un terribile drago apparve sputando fuoco. Il ragazzo fu assalito dalla paura, ma la vinse, prese il crocifisso in mano e abbracciò due volte la bestia. Prima del terzo abbraccio, il povero corse via e mandò un forte urlo. Nello stesso momento il drago sparì. Nelle rovine del castello risuonò un lamento e un rumore come d’oro e d’argento che cadevano in un pozzo profondo. Il ragazzo di Sarentino si era giocato la sua fortuna. Egli se ne tornò a casa profondamente afflitto e la sua vita non fu più felice.
Il pulitore di stanghe
Una sera tardi uno sconosciuto arrivò a Valas dal contadino L. e chiese un letto per la notte. Era un uomo forte dai lineamenti marcati, ben vestito e con uno sguardo scaltro. Sulle spalle aveva un grande zaino chiaro. Quel giorno le domestiche avevano fatto un grande bucato.
Il bracciante graffiato
Una volta in estate un contadino di San Genesio mandò il suo bracciante sul Salto a falciare l’erba. Lui falciò tutto il giorno. Solo a tarda notte si incamminò sulla via di casa. Dopo un po’ arrivò ad un fienile che non aveva mai visto prima. In quel fienile c’era confusione. Risuonava musica forte.
Il ragazzo entrò. Belle donne ballavano, altre mangiavano ottimi cibi e bevevano deliziosi vini. Siccome il ragazzo era un tipo strambo, si sedette con le belle donne e mangiò e bevve con loro. Quando fu stanco di mangiare, bere e ballare, si sdraiò sul fieno e si addormentò immediatamente. Quando però, la mattina seguente si svegliò, si ritrovò in un letamaio ed era graffiato dalla testa ai piedi. Il grande e bel fienile, però, era sparito.